lunedì 22 ottobre 2012

martedì 16 ottobre 2012

La sfuggente

Credevo che tu fossi il mio sorriso,
la mia uscita dall'angolo sfuocato
della foto, ma la sorte ha deriso
questa volta ancora il mio postulato.

Tu per tutti indossi lo stesso viso,
è troppo liscio per esser scalato
quel fascinoso muro, così intriso
di cordialità, che tieni innalzato

davanti al mondo, per consuetudine
ad apparire come si conviene,
splendida simpatica, abitudine

che manda al fuoco le stolte falene
come me; e quella solitudine
affollata ancor il mio cuore tiene.



Nota
Sono sempre stato dell'idea che qualunque robaccia in versi o in prosa debba camminare con le sue gambe senza bisogno di introduzioni o commenti da parte dell'autore; negli ultimi tempi devo essermi un po' rammollito perché ho scritto alcuni panegirici ignobili. 
Questa volta, è necessario che scriva qualcosa, ma mi manterrò il più possibile conciso: questo sonetto è una delle quattro poesie di cui parlavo tempo fa; è vecchio, non mi piace più tanto, lo rendo pubblico perché a notte fonda divento emotivamente instabile ed è facile premere un tasto. Fuori uno!

venerdì 3 agosto 2012

domenica 29 luglio 2012

Chi non muore, si rilegge


È passato quasi un anno dall'ultimo aggiornamento di questo blog. Se avessi una spina dorsale, probabilmente dovrei vergognarmene, ma per fortuna sono un ignavo di successo e me ne frego.
In questo lasso di tempo ho continuato a scribacchiare senza meta e direzione, ma non ho nulla di abbastanza finito da meritare di essere reso pubblico. Negli ultimi mesi, poi, ho ripreso con una certa assiduità a fare il game master, così gran parte della mia scarsa creatività è dirottata verso una campagna di D&D 3.5 (la campagna storica con gli amici, e i personaggi, di sempre, o almeno i superstiti), una di D&D 4a play by forum e, recentemente, un secondo play by forum di Cani nella Vigna, che a dire il vero non mi aggiunge più di tanto carico perché il gioco grazie agli dei non prevede il classico master padre-padrone che crea tutto quanto, ma si avvale del contributo creativo di tutti i giocatori.

Tutto questo cosa c'entra? Nulla, infatti ho appena infranto una regola che mi ero imposto quando ho iniziato il blog, ovverosia di non scriverci cose che riguardano i giochi di ruolo (e anche altri argomenti che per fortuna sono riuscito a lasciare fuori, finora).

Prima che questo post andasse a peripatetiche, avevo intenzione di usarlo per pubblicare un mio piccolo componimento che ho ritrovato oggi in un fogliaccio unto. Si tratta di un limerick che, se non mi ricordo male, avevo scritto di getto per far ridere le mie sorelline e nello stesso tempo spiegare loro come si struttura questa forma poetica molto scema, ma appunto per questo molto bella a mio parere. Mi piacciono le cose sceme, sono fatto così. Spesso mi piace anche rendere più scemo ciò che non lo è abbastanza.

Il foglio porta la data del 10 aprile 2010, ma credo di essermi completamente dimenticato di averlo scritto poco dopo:

C'era un vecchio che viveva a Piombino
e non sapeva adoperare il vasino.
Un giorno ci provò,
le scarpe si bagnò.
Quel vecchio sbrodolone di Piombino!


Tutto qui. A volte vorrei che la poesia fosse veramente solo questo, il mondo è troppo complicato e serio per non sbertucciarlo.

giovedì 25 agosto 2011

Il coccogrillo


Le notti d'estate, si sente un trillo:
lungo il Nilo frinisce il coccogrillo.
Dopo il pasto serale,
si fa sentimentale
e canta struggente con l'occhio brillo.

martedì 23 agosto 2011

Figli


Crescete in fretta, figli miei.
Crescete in fretta, se volete sopravvivere.
Non restate troppo a lungo vicino a me,
o arriverà il giorno in cui mi disinteresserò di voi
e rimarrete incompleti, a nascondervi negli angoli bui
per paura che io vi veda
e vi faccia a pezzi.
Perciò, io vi dico, se vi preme la vita,
crescete in fretta e andatevene.
Quando ve ne andrete, non voltatevi a salutare
e non tornate mai più.
Io mi vergognerò di voi dall'istante in cui lascerete casa.
Se tornerete indietro,
vi stravolgerò,
vi storpierò,
vi mutilerò,
oppure
senza riconoscervi
vi divorerò.
Fuori di qui, dimenticatevi di aver mai avuto un padre,
è la vostra unica possibilità
per non diventare come tutte le altre ossa
frantumate, sepolte nei muri.

lunedì 22 agosto 2011

Memo-cesso

Sul momentaneo senso di colpa
che ho provato
nel prendere i fogli con le domande sbagliate
al posto della cara signora
a un anno dalla pensione
probabilmente tu
Jim Potato
ci avresti tirato fuori una poesia
come anche sul piccolo in(s)etto senza nome
che ho sc(hi)acciato
un giorno di questi che neppure ricordo.
Potresti aver scritto dei versi
sul rituale mal officiato del pelare le carote
e su come le bucce sono piovute sul piano bianco
vittime imprecise
di quella piccola discriminazione quotidiana
che tu conosci bene
e che ci circonda di arnesi rovesciati
mentre anche la lingua ci tratta da inferiori
perché ci manca la destrezza
e tutte le ombre sono sinistre.
Forse 
amico Jim 
avresti scritto qualcosa anche su questi giochini semantici.
Oppure ti sarebbe uscito dalla penna
un haiku
su questa luna qualunque
che diventa piena sulla testa dei turisti.
Ma io non sono te
caro Jim Potato
e questi brandelli di vita quotidiana
non occupano a lungo spazio nella mia memoria.
Fanno parte di quel fiume continuo di roba che
entra passa esce
senza meraviglia.
Questi li ho recuperati in fondo al sifone
del memo-cesso
non senza fatica e già mezzi marci
appositamente per dirti
impareggiabile Jim
che non so come tu faccia
a mettere insieme quelle tue
piccole pudiche felicità.
Penso che mi mancherà sempre una qualità nello sguardo
oppure che tu
astuto Jim
le vere grandi felicità
te le sia giustamente tenute per te.