lunedì 19 novembre 2012

La libraia

Quante pagine hanno le tue mani,
che scorrono sulle righe stampate?
Quando sono stati pubblicati i tuoi piedi,
stanchi per averti protesa verso gli scaffali alti?
Non si può stabilire di quanti volumi
siano composti i tuoi occhi,
e quante vicende lette e vissute celino dietro
quel tuo sguardo illustrato,
appena velato dalla calura
che infrange il silenzio bibliotecario.
Tu, fresca brezza di pagine scorse velocemente
nella calca illetterata di onde di carne.
Tutto è arduo
e io non sono che un tarlo solitario
dal sangue troppo vile,
analfabeta dei sentimenti.
Rimani, per ora, come un segnalibro
celato fra le materne pagine,
fino a quando un lettore
accortamente ti discernerà.
Allora apparirai un'edizione unica,
come già sei e nessuno ancora sembra sapere.
Forse le ragnatele si lacereranno,
gli spettri dal vergognoso fetore abbandoneranno
questa biblioteca infestata,
gli scaffali cadranno scoprendo alla luce
chi ha notato per primo il capolettera miniato
della tua discreta rarità.
Ma non è ora il momento,
e forse non sarà mai,
in cui questa storia sarà scritta,
perché troppo scadente è la carta
e l'inchiostro troppo tenue,
e troppo facile il gesto
di voltare semplicemente la pagina
per paura di leggere qualcosa che scuota
l'ignoranza del cuore.


Nota: Fuori due!

lunedì 12 novembre 2012

lunedì 5 novembre 2012

Assenza

Il cielo piange.
Dentro di me c'è un lago
con la tua forma.

lunedì 29 ottobre 2012

lunedì 22 ottobre 2012

martedì 16 ottobre 2012

La sfuggente

Credevo che tu fossi il mio sorriso,
la mia uscita dall'angolo sfuocato
della foto, ma la sorte ha deriso
questa volta ancora il mio postulato.

Tu per tutti indossi lo stesso viso,
è troppo liscio per esser scalato
quel fascinoso muro, così intriso
di cordialità, che tieni innalzato

davanti al mondo, per consuetudine
ad apparire come si conviene,
splendida simpatica, abitudine

che manda al fuoco le stolte falene
come me; e quella solitudine
affollata ancor il mio cuore tiene.



Nota
Sono sempre stato dell'idea che qualunque robaccia in versi o in prosa debba camminare con le sue gambe senza bisogno di introduzioni o commenti da parte dell'autore; negli ultimi tempi devo essermi un po' rammollito perché ho scritto alcuni panegirici ignobili. 
Questa volta, è necessario che scriva qualcosa, ma mi manterrò il più possibile conciso: questo sonetto è una delle quattro poesie di cui parlavo tempo fa; è vecchio, non mi piace più tanto, lo rendo pubblico perché a notte fonda divento emotivamente instabile ed è facile premere un tasto. Fuori uno!

venerdì 3 agosto 2012