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venerdì 27 febbraio 2015

So' nanetti

Non credere a chi dice che è defunto
questo modo che calza su misura
alla parlata dritta fino al punto,
così da non sforzarne la natura.

Pensare che il passato sia già espunto
è proprio di quei nani che statura
su spalle di giganti hanno raggiunto
e ne hanno preso tale ubriacatura

che schifano guardare giù di sotto
per vedere la terra sempiterna,
i piedi ben piantati del gigante,

sentire che ha da dire al giovanotto
là sopra, che con ubbia postmoderna
si pensa tanto nuovo ed importante.

(risposta a So'inetto di Guido Cupani)

sabato 4 gennaio 2014

¿La vida es sueño?

Tra poco sarai qui e io non so ancora
quale pelle indossare per l'evento
perché su quale sia il tuo vero intento
il mio pensiero cambia d'ora in ora,

e il dubbio gradualmente mi divora
d'aver dato un valore fraudolento
ai tuoi messaggi, che io disattento
ho interpretato come più li indora.

Così tentenno oscillo e mi dibatto
tra due paure opposte e uguali insieme:
scoprire spenta la fiamma illusoria

- ti sembrerei così un povero matto -
o trovar vere le tesi più sceme
e non sapere come andrà la storia.

lunedì 8 aprile 2013

Lo spirito è tonto, ma la carne è autorevole

a volte sai non c'è niente da dire
mi commuovo soltanto per la musica
so che è difficile farti capire
che la parola è un'espressione atrofica

nel sublime ti par di sdilinquire
ma non è che un'esaltazione anemica
che quasi mai mi vedrai preferire
alla semplice emozione selvatica

natura più che quadro per la vista
pane fresco e non chanel per l'olfatto
meglio la nonna che lo chef artista

e se avessi il tuo corpo per il tatto
non cincischierei come sonettista
ma starei già esplorando ogni tuo anfratto

martedì 16 ottobre 2012

La sfuggente

Credevo che tu fossi il mio sorriso,
la mia uscita dall'angolo sfuocato
della foto, ma la sorte ha deriso
questa volta ancora il mio postulato.

Tu per tutti indossi lo stesso viso,
è troppo liscio per esser scalato
quel fascinoso muro, così intriso
di cordialità, che tieni innalzato

davanti al mondo, per consuetudine
ad apparire come si conviene,
splendida simpatica, abitudine

che manda al fuoco le stolte falene
come me; e quella solitudine
affollata ancor il mio cuore tiene.



Nota
Sono sempre stato dell'idea che qualunque robaccia in versi o in prosa debba camminare con le sue gambe senza bisogno di introduzioni o commenti da parte dell'autore; negli ultimi tempi devo essermi un po' rammollito perché ho scritto alcuni panegirici ignobili. 
Questa volta, è necessario che scriva qualcosa, ma mi manterrò il più possibile conciso: questo sonetto è una delle quattro poesie di cui parlavo tempo fa; è vecchio, non mi piace più tanto, lo rendo pubblico perché a notte fonda divento emotivamente instabile ed è facile premere un tasto. Fuori uno!

giovedì 7 ottobre 2010

Marrone

Ottobre corre, mese disperato,
le voci della vita son farfugli,
il fango inquina tutti i rimasugli
di dorata opulenza del passato.

Aleggia ovunque dolce e marcio un fiato,
che mi entra dentro e trasmuta in intrugli
i pensieri miei, come sui cespugli
l'ultima frutta va incontro al suo fato.

Aspettando che il tempo le incarogni,
rimangono foglie secche e contorte
la cui essenza a poco a poco s'imbratta.

Tra i resti decadenti dei miei sogni
spira il vento mellifluo della morte,
e ogni cosa mi sembra putrefatta.

giovedì 27 maggio 2010

Le desolate lande che mirai

Le desolate lande che mirai
dalla cima guardando d'un'altura
paura evitar non mi fece mai
e cento volte scelsi l'avventura.

Di morte colme e di dolor peggiori
son queste terre d'ogni gioia vuote,
ma arcane conoscenze allori ed ori,
se in alto volgeranno allor le ruote

del Fato per coloro che là vanno,
daranno come messi il campo dona
quando si dice: buono è stato l'anno.

Se pure un solo errore non perdona
la Morte, color che a sfidarla andranno
avran col rischio più grande corona.

sabato 6 marzo 2010

Amico mi sei, fra tutti il più grande.

Amico mi sei, fra tutti il più grande.
Foglio in cima di tutto quanto il plico.
Dello spettro dei ricordi le bande
tutte attraversi: è il vero che dico.

Un porto sicuro in rocciose lande
tu sei, dov’io, di ciò sempre mendico,
rilassato e calmo ammaino le rande
senza bisogno d’usare l’antico

espediente di celar le emozioni,
difesa da insicurezza e paura,
né di seguire stolte convenzioni.

Infatti l’amicizia vera e pura
non ha bisogno di dimostrazioni
che il falso amico ad esiger perdura.